I 10 marchi di gioielli più desiderati

Harry Winston Inc

Fondata a New York nel 1932 è molto famosa sia per i diamanti che per gli orologi. I suoi gioielli unici nel loro genere, fanno bella mostra di se in eventi come gli Emmy Awards, ai Grammys o agli Oscar.

Cartier

Cartier è la seconda azienda di gioielli più cara al mondo. Fondata nel 1860 ha tra i suoi clienti per esempio la duchessa di Windors. Ha 200 negozi sparsi in 125 nazioni. La sua creazione più costosa, venduta per 7 milioni di dollari includeva un diamante da 6,5 pollici, un’onice ed uno smeraldo.

Van Cleef and Arpels

Van Cleef and Arpels l’azienda francese fondata nel 1869 ha avuto tra le sue clienti più “conosciute” niente poco di meno che Grace Kelly ed Elisabeth Taylor. Gioielli dal gusto lussuoso e moderno ma anche orologi di lusso che diventano spesso il bersaglio dei collezionisti di gioielli.

Buccellati

Buccellati è un’altra azienda italiana famosa in tutto il mondo per le sue creazioni. Fondata nel 1919 lo stile Buccellati si rifà allo stile romano con gioielli che combinano oro, argento e pietre preziose, rendendo le creazioni ancora più costose.

Tiffany & Co.

Tiffany non ha bisogno di presentazioni. Fondata a New York nel 1837 è famosa per i gioielli in oro o argento e diamanti. Tra le sue creazioni più icone e costose c’è sicuramente il pendente a forma di cuore.

Graff Diamond

Graff Diamond è un’azienda inglese fondata nel 1960 a Londra. Come potete immaginare è specializzata in diamante ed è molto in voga tra i reali e le persone più ricche d’Inghilterra.

Piaget

Piaget è un’altra azienda svizzera fondata nel 1974 conosciuta sia per la gioielleria sia per gli orologi di lusso. Nel 2005 si è aggiudicata il premio Best Jewelry Prize.

Bulgari

Bulgari azienda italiana fondata nel 1884. Sulla bellezza dei suoi lavori non si discute anche se non tutti sanno che la fortuna di questa azienda si deve all’abilità dei suoi gioiellieri a cui nel passato fu affidato il restauro dei gioielli dei regnanti italiani.

Mikimoto

Mikimoto brand giapponese fondato nel 1893 e celebre con le sue perle dall’altissima qualità. Le collane extra lusso di Mikimoto sono montate su fili di seta con elementi in oro 18 carati e l’aggiunta di altre pietre preziose.

Chopard

Chopard. Brand svizzero fondato nel 1860 che si distigue per la qualità dei materiali utilizzati per le sue creazioni. Chi sceglie questo marchio lo fa perchè ama i gioielli dal taglio classico.

 

Maison Fabergé

La Maison Fabergé è stata una storica casa di gioielleria russa fondata nel 1842 da Gustav Fabergé. Nel 1924, l’azienda orafa fu ricostituita dai figli di Peter Carl Fabergé, a Parigi col nome di Fabergé et Cie. Vent’anni dopo la rivoluzione russa, un’altra azienda, la Fabergé Inc., fu costituita nel 1937 negli Stati Uniti come azienda di cosmetici e profumi. Dal 2012 la Fabergé gioielleria è entrata a far parte del gruppo Gemfields, mentre la Fabergé cosmetici è nel gruppo Unilever dal 1989. L’azienda orafa svizzera Maison Tatiana Fabergé, di Tatiana Fabergé, rappresenta la continuità con la storica Fabergé.

Nel 1842 Gustav Faberge aprì la propria azienda di gioielleria, sotto il nome Fabergé. L’accento fu un tentativo di dare al nome un’intonazione francese, per attirare la nobiltà russa che amava la cultura di quel Paese. La Fabergé conobbe un notevole successo, che aumentò ulteriormente quando, nel 1872, lo zar Alessandro III commissionò a Peter Carl, figlio di Gustav, di produrre delle uova di Pasqua preziose. La Fabergé produsse le prime cinquanta uova pregiate.

La produzione di tali pregevoli uova continuò per ben trenta anni, e Peter Carl Fabergé fu nominato gioielliere di corte. Il successo delle uova fu tale in tutta Europa che all’inizio del Novecento fu aperta una filiale della Maison Fabergé a Londra, mentre le sedi in Russia aumentarono a quattro, con oltre 500 lavoratori.

Tuttavia negli anni della Rivoluzione d’ottobre, gli appartenenti della famiglia Fabergé dovettero lasciare la Russia, in seguito all’uccisione dello zar Nicola II (successore di Alessandro III) e dell’intera famiglia imperiale. Carl Faberge, figlio di Gustav ed ultimo dirigente dell’azienda di famiglia, morì a Losanna nel 1920 ed è sepolto a Cannes.

I figli di Carl, Eugène e Alexander nel 1924 fondarono a Parigi la Fabergé et Cie, per la produzione di gioielli, oltre che per restaurare degli oggetti appartenuti alla Maison Fabergé. L’azienda usava il marchio Fabergé Paris allora che l’azienda russa era semplicemente Fabergé. La Fabergé & Cie non raggiunse mai i fasti della Maison Fabergé e operò almeno fino al 1984, quando perse la causa contro la statunitense Fabergé Inc. circa l’uso del marchio.

Negli anni venti Armand Hammer collezionò diversi pezzi delle collezioni Fabergé durante i suoi viaggi di affari nella Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Su suggerimento di Hammer, l’imprenditore Samuel M. Rubin avviò nel 1937 una nuova azienda di cosmetici che licenziò proprio col nome di Fabergé Inc. I discendenti della famiglia Fabergé non seppero nulla fino alla seconda guerra mondiale.

Dal 1964 al 1984, sotto la direzione di George Barrie, Fabergé ha lanciato numerosi prodotti di cosmetica e profumeria, associando il proprio nome a testimonial particolarmente celebri come Cary GrantFarrah FawcettRoger MooreMargaux Hemingway (nipote di Ernest Hemingway), Joe NamathPaul Gascoigne: questi ultimi due associati ai profumi Brut.

L’industria chimica Unilever rilevò la Fabergé Inc. nel 1989 e la rinominò Elida Fabergé, scoprendo che i diritti includevano anche la produzione di gioielli. Fu nello stesso 1989 che la Unilever concesse il marchio su licenza al gioielliere Victor Mayer per la produzione di alcuni manufatti in oro. Col supporto di Geza von Habsburg rilanciò anche la produzione di Uova Fabergé.
Nel 2001, la Unilever, fuse la Elida Fabergé con la Lever Brothers per creare la Lever Fabergé, per produrre cosmetici, profumi e prodotti per la casa.

Nel 2007, il fondo Pallinghurst Resources LLP rilevò dall’Unilever il marchio, le licence e i diritti associati al nome Fabergé e creò una nuova società, la Fabergé Limited, registrata (nel 2006) alle Isole Cayman, per la produzione di gioielli.
Nel 2013, la Fabergé Limited fu rilevata dalla Gemfields, alla quale appartiene tuttora (al 2016).
L’Unilever, conservò tuttavia il marchio di profumi Brut, che è tuttora (al 2016) esistente.

Durante gli anni novanta, dopo la caduta del comunismo russo, la famiglia Fabergè intraprese una battaglia legale contro l’Unilever, ne risultò che quest’ultima cedette il marchio a Pallinghurst, con l’intesa di non produrre gioielleria che avesse riferimenti chiari alla nota famiglia e revocò ogni licenza concessa a terzi. Fu così che, dopo il comunismo, l’antica fabbrica di famiglia Alfaberge, situata ancora a piazza Carl Fabergè 4 a San Pietroburgo, poté ricominciare la produzione delle preziose uova, partendo proprio dai disegni originali del nonno Carl.

Nel 1992, dopo il collasso dell’Unione Sovietica, un generale russo, Nikolay Shaidullin, acquistò la fabbrica Alfaberge, a San Pietroburgo. Pensò a buona ragione che dovesse esserci un enorme valore nei disegni di Fabergè. Inviò i suoi uomini alla ricerca dei disegni originali di Carl Fabergè seppelliti negli archivi di stato, trovandoli ha così ridato vita ai prodotti tanto acclamati dalla nobiltà Europea. Questi disegni sono stati validati come originali dall’esperto russo Valentine Skurlov, incaricato dal ministero della cultura ed estimatore per Christies.

Nel 2007 ci fu la riunificazione del marchio Fabergé con le eredi della famiglia Fabergé, con Tatiana Fabergé e Sarah Fabergé, entrambe nipoti di Peter Carl Fabergé, nominate membri fondatrici del Fabergé Heritage Council, una divisione di Fabergé Limited.

Degna di nota è la fondazione nel 1974 della Tatiana Fabergé SA di Ginevra, fondata da Tatiana Fabergé, pronipote di Peter Carl Fabergé. Tatiana si è dedicata alla ricerca e la conservazione della storia familiare nonché alla creazione di alta gioielleria nel pieno rispetto della tradizione e delle suoi origini. Oggi l’azienda conosciuta con il nome di Maison Tatiana Fabergé agisce in maniera totalmente indipendente ed è divenuta leader del settore orafo.

Buccellati

La Buccellati Holding Italia è un’azienda italiana di gioielleriaorologeriaaccessori di lusso formata dalla fusione delle aziende con i già esistenti marchi Mario Buccellati e Gianmaria Buccellati, corrispondenti ai nomi anagrafici di due orafi: padre e figlio. Nell’agosto 2017 è diventata di proprietà del gruppo cinese Gangsu Gangtai Holding.

Mario Buccellati, il fondatore dell’azienda, dopo l’affermazione dei suoi negozi di MilanoRoma e Firenze, iniziò lo sviluppo aziendale all’estero aprendo un nuovo negozio sulla Quinta Strada di New York nel 1956 e un altro sulla Worth Avenue di Palm Beach nel 1958; dal 1965, ossia dopo la morte di Mario, la gestione fu condotta da quattro dei cinque figli. In particolare da Lorenzo, il secondogenito, nominato nel 1965 amministratore unico. I quattro fratelli (Luca, Lorenzo, Federico, Gianmaria mentre il quinto, Giorgio, il più piccolo, diventerà negli Stati Uniti un archeologo di fama) lavorarono insieme sino al 1969 (furono loro a trasferire nel 1967 il negozio di Milano in via Monte Napoleone), poi si divisero.

Mentre Luca diventò responsabile della sede di New York, nel 1971 Gianmaria lanciò il nuovo marchio Gianmaria Buccellati, aprì negozi all’estero riuscendo ad essere anche il primo italiano ad aprire con il suo marchio un negozio a Parigi nell’olimpo dei gioielli, Place Vendôme. Anche Federico lanciò il suo marchio in seguito conosciuto anche come Del Vallino (a lui fece capo il negozio di Roma in via dei Condotti). Lorenzo, che nel 1976 fu affiancato nella gestione della Mario Buccellati da Claudia Granati (nel 1980 diventerà la seconda moglie) e dal figlio Luca, fu a capo dell’azienda sino al 2011 quando, dopo 40 anni di concorrenza, due rami della famiglia Buccellati ritornarono insieme. Dalla fusione tra Mario Buccellati e Gianmaria Buccellati nacque la società Buccellati Holding Italia.

Espansione

La proprietà della nuova società passò a Gianmaria Buccellati con il 51% del capitale; una finanziaria, la Simest, ebbe più del 40% mentre la guida operativa rimase con il 3% a Luca, il figlio di Lorenzo. Il fatturato dell’azienda era di 2,9 milioni di euro (il 79% dovuto all’estero), 7 negozi di proprietà e il resto in franchising: Parigi in Place VendomeLondraNew YorkMoscaTokyoOsakaNagoyaHong Kong, Milano in via Monte NapoleoneFirenzeCala di VolpeVeneziaCapriIsola d’ElbaBeverly Hills in Rodeo DriveAspen e Sydney. Nel 2011, dopo l’unione dei marchi familiari, l’azienda intraprese nuove esplorazioni di mercati. E a Gianmaria, scomparso nel 2015furono conferiti vari riconoscimenti per il suo lavoro di orafo e imprenditore.

 

Nel 2013 la finanziaria Clessidra, un fondo di private equity guidato da Claudio Sposito, rilevò la maggioranza del capitale societario (il 70%) investendo un’ottantina di milioni di euro e espandendo ulteriormente gli affari tramite negozi di proprietà con insegna riportante il solo marchio Buccellati. Tra gli accessori prodotti dall’azienda anche custodie per cellulari e altri recenti arnesi tecnologici: nel 2014 fu lanciata la custodia per iPhone più costosa del mondo.

Nuova proprietà

Nel dicembre 2016 la famiglia Buccellati e il fondo Clessidra hanno deciso di vendere per 195 milioni di euro l’85% del capitale ai cinesi di Gangsu Gangtai Holding, tra i maggiori distributori di gioielli in oro; è controllato da Gangtai Group, quotato alla Borsa di Shanghai con un capitalizzazione di circa 3 miliardi di euro e ricavi per 1,2 miliardi. L’ufficializzazione del passaggio di proprietà è avvenuta il 1º agosto 2017. Nel 2016 il fatturato della Buccellati è stato di 44 milioni di euro, la valutazione dell’azienda è stata di 230 milioni di equity value (quindi il valore dell’azienda è con Clessidra quasi triplicato in tre anni).

La famiglia Buccellati e il fondo Clessidra rimangono con il 15% del capitale (7,5% a testa). Il presidente del gruppo cinese, Xu Jiangang, ha annunciato un piano ambizioso di investimenti pari a 200 milioni di euro in 5 anni per sostenere l’espansione dell’azienda in particolare in Cina, Asia, Medio Oriente ed Est Europa con l’apertura di 88 negozi in gestione diretta e 44 in franchising. Ha anche annunciato che la produzione rimarrà in Italia. Mantenuto lo stesso vertice aziendale con Andrea Buccellati e la figlia Lucrezia che continuano a dirigere il team creativo.

L’oro batte l’inflazione?

L’oro rappresenta davvero un’assicurazione contro l’inflazione, che a detta di quasi tutti gli esperti tornerà a farsi vedere nel 2018 dopo una lunga assenza? Il metallo giallo ha chiuso l’anno appena terminato con la migliore performance da sette anni (+13%, sopra la soglia psicologica dei 1.300 dollari l’oncia) nonostante non si sia assistito a una fiammata del carovita. Ma se è vero che da quest’anno l’inflazione riprenderà a salire, come prevede la maggior parte delle banche d’investimento, avere in portafoglio oro difenderebbe i risparmiatori dal’erosione del potere d’acquisto della moneta?

Se guardiamo al passato, scopriamo che la correlazione tra oro e inflazione funziona solo a intermittenza, dal 1975 al 2017 l’oro ha messo a segno un rialzo del 581% contro il 375% dell’inflazione. Ma è altrettanto vero che altri tipi di asset, come azioni e obbligazioni, nello stesso periodo di tempo hanno decisamente sovraperformato l’oro in termini reali, ossia depurati dall’inflazione.

Tra il gennaio 1975 e l’ottobre 2017, l’oro ha messo a segno ritorni reali medi annui dello 0,9% contro il 4,5% delle obbligazioni investment grade e l’8,4% dell’indice S&P500 total return. Tra l’altro il metallo prezioso mostra una performance inferiore ma con una volatilità annua media (19,5%) superiore a quella dello S&P500 (14,8%) e delle obbligazioni “investment grade” (6,7%): quindi con un livello di rischiosità maggiore, ma per ottenere risultati inferiori.

Persino sul piano della continuità l’oro non risulta il miglior asset per battere l’inflazione. Tra il 1979 e il 2017, considerando cicli quinquennali, il metallo giallo ha sovraperformato il carovita solo nel 45% dei casi, mentre i bond “investment grade” hanno battuto l’inflazione l’86% delle volte. In alcuni specifici periodi poi, anche molto lunghi, il metallo giallo ha nettamente sottoperformato l’inflazione. È stato il caso del ventennio 1981-2000, in cui a fronte di un raddoppio del carovita (+102%) il metallo giallo ha perso più della metà del suo valore (-54%). Chi negli anni Ottanta e Novanta avesse cercato nell’oro la polizza assicurativa contro l’erosione del proprio potere d’acquisto avrebbe decisamente fatto la mossa sbagliata, insomma, anche se va ricordato che in altri periodi (tra il 1977 e il 1980 oppure tra il 2001 e il 2012) il metallo giallo ha compiuto la sua missione di sovraperformare il carovita. Ma è un falso mito quello che l’oro rappresenti la miglior assicurazione contro l’inflazione.

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ORO: CHIUSURA 2017 E PREVISIONI PER IL 2018

ORO: CHIUSURA E PREVISIONI

Il bene rifugio per eccellenza si è rivelata una delle asset class più performanti dell’anno da poco concluso, nonostante  le previsioni negative derivanti dalla politica sui tassi di interesse della Federal Reserve. Infatti, non solo il lingotto ha resistito ai venti contrari, ma ha chiuso l’anno con la migliore performance dal 2010, in progresso del 13%, e sopra la soglia psicologica dei 1.300 dollari l’oncia.

Dei quattro metalli nobili, ha avuto la meglio il palladio, che sulla previsione di carenze di offerta si è apprezzato addirittura del 56%, superando il platino e spingendosi fino al record da 17 anni (1.072 $/oncia, raggiunti giovedì).

L’oro ha comunque superato le attese. Nel 2017 le sue quotazioni sono salite a una media di circa 1.260 $/oncia (dai 1.251 $ del 2016), mentre un anno fa il consensus degli analisti, registrato dalla London Bullion Market Association (Lbma), prevedeva una discesa a 1.244 $.

Nelle ultime sedute del 2017, sul mercato spot londinese, il metallo giallo ha toccato un picco di 1.307,60 $/oncia, mentre al Comex di New York il benchmark ha concluso a $ 1.309,30 $.

Le prospettive per il 2018 restano comunque incerte. Gli esperti sondati da Bloomberg indicano un prezzo di 1.290 dollari alla fine del prossimo anno, ma c’è una distanza di ben 700 $ tra la previsione più ottimista e quella più pessimista. In realtà ci sono molte variabili in gioco e non c’è una visione concorde sulla loro evoluzione. Le aspettative sull’oro variano a seconda di ciò che ci si aspetta dalle banche centrali (la Fed e non solo), sul fronte dell’inflazione e sul prossimo andamento dei listini azionari e di altri mercati, che molti analisti giudicano rischioso.

I focolai di tensione geopolitica, sempre più numerosi nel mondo, rappresentano un’incognita in più per il lingotto, tendenzialmente di segno rialzista, anche se guerre, attentati e frizioni diplomatiche nel 2017 non sempre hanno fatto scattare la corsa al bene rifugio.

E poi ci sono le incertezze legate alla Brexit e numerosi importanti appuntamenti elettorali: nel 2018 si andrà alle urne non solo in Italia, ma anche in Russia per le presidenziali e negli Usa per le elezioni di mid-term.

Il recente rally dell’oro non aiuta comunque a decifrare il futuro, perché appare legato soprattutto alla debolezza del dollaro – che archivia l’anno peggiore dal 2003 – e a fattori tecnici.

In un mercato a liquidità ridotta per via delle festività, il lingotto ha regito in modo amplificato all’inattesa caduta del biglietto verde, che non ha reagito bene alla riforma fiscale negli Usa.

Per l’oro una spinta supplementare è arrivata dal superamento, in rapida sequenza, di importanti soglie di resistenza rappresentate dalla media mobile degli ultimi 200 e 100 giorni.

Ci sono anche altre fattori temporanei in azione, non ultimo la stagionalità: l’esperienza insegna che il metallo prezioso di solito si apprezza a gennaio e febbraio. Molti investitori si sono probabilmente posizionati per approfittarne, a maggior ragione in vista del Capodanno cinese che nel 2018 cadrà il 16 febbraio.

Harry Winston

Harry Winston

Harry Winston (Ucraina1º marzo 1896 – New York28 dicembre 1978) è stato un gioielliere statunitense, soprannominato The King of Diamonds, ossia il re dei diamanti, per la sua arte in qualità di diamantaio.

 La gioielleria Harry Winston sulla Quinta Strada di New York.

STORIA

I suoi genitori emigrarono dall’Ucraina agli Stati Uniti agli inizi del XX secolo. Suo padre Jacob avviò una piccola gioielleria a New York, e Harry aiutava il padre fin da piccolo. Si dice che quando aveva solo 12 anni riconobbe uno smeraldo di due carati in un monte di Pietà e lo acquistò per 35 centesimi, rivendendolo pochi giorni dopo per 800 dollari.

Harry Winston aprì una propria gioielleria a New York nel 1932. La sua fortuna cominciò dopo l’acquisizione della collezione di gioielli appartenuti ad Arabella Hungtington, moglie del magnate delle ferrovie Henry Huntington. Questa collezione era considerata una delle più prestigiose del mondo, con pezzi provenienti in gran parte da gioiellerie parigine, come Cartier. Winston constatò che molti pezzi avevano uno stile fuori moda, e li trasformò con stili più moderni, dando prova della sua grande abilità nella lavorazione dei gioielli.

Dopo pochi anni diventò uno dei gioiellieri più famosi del mondo. Nel film del 1953 Gli uomini preferiscono le bionde, la canzone Diamonds Are a Girl’s Best Friend, interpretata da Marilyn Monroe, comprende la frase “Dimmelo, Harry Winston, dimmi tutto!“. Il terzo romanzo di Lauren WeisbergerChasing Harry Winston (Un anello da Tiffany) è stato pubblicato in maggio del 2008.

Oggila “Harry Winston Diamond Corporation, di cui è presidente suo figlio Ronald H. Winston, gestisce otto gioiellerie negli Stati Uniti (a New YorkBeverly HillsLas VegasDallasHonoluluBal HarbourChicago e Costa Mesa), quattro in Giappone, tre in Europa (ParigiLondra e Kiev) e altre sette in Asia (ShanghaiPechinoTaipeiHong KongManila e Singapore), per un totale di 25 gioiellerie, tutte di lusso. Nel mese di dicembre 2014 la società ha aperto la prima gioielleria in Italia a Roma.

Le Gioiellerie più belle e famose del mondo

Le Gioiellerie più belle e famose del mondo,
indirizzi storici che hanno fatto la storia delle maison più amate, dove scegliere i migliori gioielli avvolti nel lusso

Boucheron a Parigi la Boutique Jaeger LeCoultre in Place Vendome
La storica boutique Bulgari in via Condotti a Roma
Una delle vetrine di Cartier in Place Vendome
La boutique Chopard di Place Vendome a Parigi
Anche Damiani ha una boutique in Place Vendome
La storica boutique di Harry Winston a New York
Boutique storiche nel mondo per il settore dei gioielli, luoghi culto per gli amanti del lusso: le gioiellerie più belle e famose al mondo sono un must per chi vuole rifarsi gli occhi davanti alle vetrine cariche di preziosi. Alcune delle maison più note hanno ancora oggi la loro gioielleria simbolo nei locali che le hanno visto nascere, tantissime quelle che hanno scelto di essere presenti in località che hanno fatto del lusso un vero simbolo. Vediamo alcune delle gioiellerie più famose e importanti al mondo, dove l’esperienza dello shopping è al top.

Alcuni indirizzi sono diventati simboli delle maison: è il caso di Tiffany che dalla boutique di New York, in al 757 di Fifth Avenue, ha iniziato la sua scalata a livello mondiale. Lungo la via più frenetica della Grande Mela si trova anche la sede di un altro grande nome a livello mondiale, la gioielleria Harry Winston: al 718 della Quinta Strada l’avventura della maison ebbe inizio e ancora oggi la boutique è tra le più belle e famose.

Dall’altra parte dell’oceano, in alcune delle città più belle d’Europa si trovano moltissime storiche boutique. Al numero 10 di via Condotti, nel cuore di Roma, ebbe inizio la storia di Bulgari con l’apertura della gioielleria nel 1905, voluta da Sotirio e i figli Costantino e Giorgio Bulgari, che è ancora oggi è il negozio simbolo della maison. Imperdibile la passeggiata lungo via Montenapoleone a Milano, dove tra le tante gioiellerie, si possono ammirare le vetrine di Damiani, presente al numero 10.

Per gli appassionati di gioielli però è Parigi la vera Mecca e in particolare Place Vendôme che vanta la più alta concentrazione di gioiellerie al mondo. Lungo le strade che circondano la piazza si trovano oltre ottanta negozi di gioielli con oltre ventitre maison rappresentate.

La piazza è diventata un simbolo del lusso e tutte le grandi griffe hanno punti vendita, tanto che Louis Vuitton ha scelto proprio la piazza nel cuore di Parigi per aprire la sua prima gioielleria. Scorrendo lungo i lati degli edifici di Place Vendôme si trovano le boutique di Chopard e Jaeger leCoultre, Dubail, tra l’altro concessionario Rolex, e Cartier. Alexandre Reza attira la sua preziosa clientela con ben sette vetrine, mentre Bulgari ne conta due. Otto le vetrine di Boucheron e sette quelle Van Cleef & Arpels che qui ha aperto anche una scuola di gioielleria; Chanel gioelli ne conta quattro, Piaget e Maubossin due. Spazio alle vetrine di Chaumet, Patek Philippe, Mikimoto, Dior, Repossi, Breguet e ovviamente ad altri grandi nomi del made in Italy come Gianmaria Buccellati, Pasquale Bruni e Damiani.

Ogni gioielleria dispone di salottini privati in cui accogliere i clienti e mostrare tutte le creazioni, sorseggiando un goccio di champagne avvolti e coccolati nel lusso.

Van Cleef & Arpels

Van Cleef & Arpels è una maison di alta gioielleria francese, che è stata fondata nel 1896 da Salomon Arpels e Alfred Van Cleef. La Maison nasce nel 1906 e ha sede al numero 22 di Place Vendôme, a Parigi.

Minaudière (1930)

Montre bracelet Cadenas (1936)

Collier Zip (1950)

Sautoir Alhambra

Collier de la collection Jardins (2008)

Storia

Nel 1896[1], Esther Arpels, figlia di Salomon Arpels, mercante di pietre preziose, sposa Alfred Van Cleef, discendente da una famiglia che commercia filati residente nel 19º arrondissement di Parigi. Lo stesso anno, Alfred Van Cleef e Salomon Arpels avrebbero fondato una società che aveva per obiettivo « la creazione e la valorizzazione della gioielleria e dell’orologeria». Nel 1906, depositano il marchio « Van Cleef & Arpels » e aprono una boutique al 22 di place Vendôme. Anche i fratelli di Esther, Salomon Arpels detto Charles, Jules Arpels e Louis Arpels lavoreranno nell’azienda. Alfred Van Cleef morirà nel 1938 lasciando una figlia, Rachel detta Renée Puissant. Fra il 1909 ed il 1939, Van Cleef & Arpels apre le prime boutique presso i luoghi di villeggiatura: Deauville, Le Touquet, Nizza e Monte-Carlo.

La seconda generazione entra progressivamente nella Maison. Nel 1939 molti membri della famiglia Arpels fuggono in America e aprono una boutique a New York nel 1942, sulla Quinta Strada, boutique tuttora esistente. Più tardi, l’azienda sarà la prima Maison di alta gioielleria francese a sbarcare dapprima in Giappone nel 1974, poi in Cina (Shanghai) nel 1994. Per decenni la Maison sarà sempre diretta dai discendenti della famiglia Arpels, fino all’acquisizione nel 1999 da parte della Compagnie Financière Richemont S.A.

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