Curiosità dalla Svizzera

Fognature d’oro….

In Svizzera gli scienziati dell’Istituto delle Tecnologie e delle Scienze Acquatiche (Eawag) hanno scoperto che ogni anno circa 43 chilogrammi di oro – corrispondenti a un valore di mercato di circa 1,8 milioni di dollari – finiscono negli impianti di trattamento delle acque, e si perdono nelle fognature. In alcune zone del Paese, come nel Sud della regione del Ticino «le concentrazioni nei fanghi di depurazione sono così alte da giustificarne un recupero», scrivono i ricercatori in un report appena pubblicato. 

Anche le fognature valgono oro in Svizzera? In un certo senso sì. Ma, molto semplicemente, la ragione della elevata concentrazione di residui di minerali preziosi nelle acque reflue «si spiega con la presenza delle tante raffinerie di oro nella regione», reputate in tutto il mondo per la loro qualità. La Svizzera difatti è il principale hub mondiale per la lavorazione e il trattamento dell’oro: almeno il 70% dell’oro immesso sul mercato mondiale ogni anno passa attraverso le raffinerie d’oro del Paese elvetico.

Lo studio ha esaminato 64 impianti di trattamento acque in tutta la Svizzera. Oltre al metallo giallo sono state ritrovati nelle fognature circa 3.000 chilogrammi di argento – per un valore stimato di 1,7 milioni di dollari – che finiscono ogni anno negli scarichi dai residui produttivi delle industrie chimiche e farmaceutiche.

Gli scienziati svizzeri, considerando il valore degli scarti di oro e argento ritrovati nelle acque che al momento si perdono nell’ambiente, stanno ora studiando la possibilità di avviare un programma di recupero dei metalli preziosi dagli impianti di trattamento acque. Anche dalle fognature, insomma, tireranno su soldi.

Marco Bicego

Marco Bicegoda diciasette anni anima e guida del brand: «Dare continuità e arricchire quel bagaglio di esperienza, capacità e lungimiranza al know-how ereditato da mio padre». Ampi spazi, tanta luce e un laboratorio dove un’ottantina di persone realizza «collezioni uniche, con tecniche esclusive che fondono il saper fare della tradizione orafa vicentina con nuove lavorazioni, frutto dell’innovazione continua». Come la lavorazione a corda di chitarra, una speciale torsione eseguita a mano che dà vita a un movimento a onde, e l’incisione al bulino, che dà all’oro un effetto satinato, entrambi segni distintivi del marchio. Non a caso all’ingresso del building Marco ha fatto realizzare da un artista la riproduzione di un pezzo iconico della collezione Marrakech, che accoglie chi entra come una straordinaria installazione artistica. «Del resto creare gioielli non è una forma d’arte? C’è l’ho nel sangue. Negli occhi. Sin da ragazzino la mia più

grande felicità era stare in laboratorio con mio padre. Per imparare un mestiere così affascinante ». Così quando ha deciso di lanciarsi nell’avventura di creare un proprio marchio, il padre gli ha dato carta bianca. E Marco ci ha messo tutta la sua passione e la sua esperienza, nella convinzione che i gioielli sono «opere d’arte da indossare. Non da tenere in cassaforte». Collezioni che si ispirano «alla perfezione imperfetta della natura. Non esiste un’onda, un petalo, una forma uguale all’altra. Così come i nostri gioielli: dagli anelli alle catene, sono tutti diversi. Irregolari». Forme uniche, appunto. Una filosofia che ha conquistato i mercati internazionali. Primo fra tutti gli Stati Uniti «che rappresentano il 40-45% del nostro giro d’affari. E dove abbiamo una sede importante. A oggi siamo presenti nei migliori multibrand della gioielleria a stelle e strisce, e abbiamo corner e shop in shop in department store come Bloomingdales a New York e Boston, Neiman Marcus e Saks Fifth Avenue. Ma — anticipa Bicego — stiamo valutando l’opportunità di entrare con monomarca di proprietà a New York e San Francisco». Oltre agli States, il marchio vicentino ha flagship store a Verona, Budapest, Mykonos, Creta e uno in Giappone, a Tokyo, oltre a shop in shop da Harrod’s a Londra e Harvey Nichols a Londra e Birmingham. Per quanto riguarda la Greater China, «dove abbiamo già tre shop in shop, stiamo pensando per un monobrand a Hong Kong». Espansione continua anche in Medio Oriente e Europa, «Russia compresa, nonostante i disordini politici che affliggono il Paese. Il piano di sviluppo firmato Marco Bicego spazia anche sul mercato virtuale, grazie a possibili futuri investimenti nell’e-commerce. Uno scenario in piena evoluzione, in controtendenza con la situazione congiunturale: «È proprio nei momenti di crisi che bisogna investire per affrontare il cambiamento». 

La storia del gioiello durante il Rinascimento “De’ Medici gioielli”

Collezione De’ Medici gioielli

“Non vendiamo solo gioielli ma emozioni”

Cosimo I de’ Medici (1519-74), grande mecenate, riservò le Botteghe di Ponte vecchio agli Orafi, ai Gioiellieri, agli Argentieri, dando un notevole impulso a queste Arti che si costituirono in formazioni professionali ben regolamentate, le Corporazioni, come i battiloro, i tiratori, i filatori, i doratori e gli scultori che godevano di privilegi e protezione.

Nel Rinascimento, i nobili, particolarmente ambiziosi, vollero adornarsi con pietre preziose cercando di abbinare il gioiello con l’abbigliamento all’interno di un periodo di notevoli mutazioni stilistiche, di conseguenza portando ad un continuo rimaneggiamento del gioiello; in quel periodo i monili venivano regolarmente smontati e rimontati, venduti e ricomprati, rubati e ipotecati, persi o dimenticati.

Il colonialismo e l’arrivo di ingenti quantità d’oro e di altri metalli preziosi dalle nuove terre favorì la produzione di gioielli destinati alle personalità delle corti reali europee e all’alta borghesia. Durante il Rinascimento si fece più stretto il legame tra Arti figurative ed Oreficeria e molti pittori e scultori dell’epoca entrarono nelle botteghe orafe: Donatello, Botticelli, Ghirlandaio, Brunelleschi, Ghiberti, senza dimenticare Benvenuto Cellini (1500-1571) che creò per Francesco I l’opera scultorea di oreficeria più celebre: la famosa saliera in oro, ebano e smalto raffigurante la terra e il mare. Le acconciature delle donne di quel tempo venivano realizzate appositamente per lasciare scoperte le orecchie che venivano adornate di orecchini a pendente e a grappolo, mentre ogni dito delle mani doveva essere impreziosito da un anello. Proprio a causa della forte connessione con l’abbigliamento nel XVI secolo si perdette l’uso di bracciali a causa delle maniche che fluivano con il pizzo, moda che rinacque più avanti grazie alle maniche a spacco.

Ci poi trovare in piazza della Costituzione, 8 Piombino c/o Danoro

Oro in salita

Balzano i corsi dell’oro in mattinata sui mercati, al più alto livello dopo nove mesi, beneficiando del suo stato di bene rifugio a fronte delle tensioni intorno alla Corea del Nord. L’oncia d’oro è salita fino a 1.326,16 dollari verso le 8 Gmt, intorno ai livelli segnati nel novembre scorso in corrispondenza all’elezione di Donald Trump. Venerdì scorso aveva segnato 1.285,30 dollari al fixing della sera, l’ultimo disponibile dato che ieri era un giorno festivo nel Regno Unito. I mercati sono cauti e con gli occhi puntati al regime di Kim Jong-Un dopo il lancio di un missile balistico che ha sorvolato il Giappone.

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha denunciato l’evento come una “minaccia grave e senza precedenti”. Questo incidente riapre i timori degli investitori sulle conseguenze delle tensioni geopolitiche in Asia, che avevano già scosso i mercati finanziari in piena estate con l’escalation verbale tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

L’oro sembra aver beneficiato delle tensioni in atto, attualmente scambiato al suo livello più alto in nove mesi. Tuttavia, la maggior parte dei guadagni del metallo prezioso è stata ottenuta prima del lancio del missile, il che significa che sono diversi i fattori dietro questo aumento», mi riferisco in particolare al contesto politico e monetario negli Stati Uniti, con le preoccupazioni intorno alla capacità di Donald Trump di stimolare l’economia e l’incertezza che regna sui futuri rialzi dei tassi da parte della Fed. Questi fattori pesano sul dollaro e rendono gli acquisti del metallo prezioso meno costosi per gli investitori muniti di altre valute.

Zaffiro

Lo zaffiro è la pietra blu più preziosa e di alto valore che esista al mondo. È una gemma molto desiderata proprio per il colore caratteristico, per la durezza e la lucentezza. Lo zaffiro è la pietra dei nati in settembre.

CARATTERISTICHE FISICHE

Il nome deriverebbe dal latino sappheiros che significa appunto blu, ma in sanscrito sanipriya descriveva una gemma preziosa ‘sacra a Saturno’ e, infatti, secondo l’astrologia indiana lo zaffiro è la pietra di Saturno.  Lo zaffiro è una varietà di corindone  e il suo  colore più prezioso è quello fiordaliso blu conosciuto come zaffiro del Kashmir, mentre una varietà molto rara è quella aranciata. Un tipo più esotico di zaffiro è quello noto come muta colore, in quanto mostra un colore diverso a seconda dell’illuminazione: con luce naturale questo zaffiro si mostra blu mentre illuminato da luce artificiale diventa violetto.

Lo zaffiro spesso contiene minuscole inclusioni di ematite e rutilo che possono orientarsi in modo particolare tanto da presentare asteria. In natura lo zaffiro si trova all’interno di rocce metamorfiche che derivano da rifusione di micascisto, quarzite o di un calcare, e in magmi privi di silice nei loro depositi alluvionali. In genere lo zaffiro si presenta trasparente e in diverse colorazioni o combinazioni di colori, a volte si caratterizza per un accentuato pleocroismo e dimostra la sua bellezza se illuminato da luce naturale o fluorescente ma non luce incandescente.

VARIETÀ

Gli zaffiri stellati sono le varietà che presentano il fenomeno dell’asterismo che si manifesta in modo evidente se la  pietra è tagliata a superficie curva e se nel taglio il centro della superfice corrisponde al centro del cristallo originario, per cui appare una vera e propria stella che si muove muovendo a sua volta la pietra e producendo dei giochi di luce straordinari. Se invece lo zaffiro viene tagliato in direzione diversa, la stella non appare completa per cui si nota solo una semplice linea luminosa o un riflesso gatteggiante.

Gli zaffiri stellati su una base di colore azzurro o bruno, manifestano una stella luminosa a sei punte. La varietà giallo-rosa o aranciato molto rara e conosciuta come Padparadscha, trovata nello Sri Lanka, può raggiungere un valore ancora più alto dello zaffiro blu. Lo zaffiro del Kashmir si presenta di un intenso colore blu vellutato ed è considerato lo zaffiro dal colore migliore, mentre la varietà caratterizzata da un colore blu fiordaliso è quella più usata e più desiderata dagli estimatori di zaffiri. Lo zaffiro rosa invece è una varietà chiara dei rubino, lo zaffiro giallo somiglia al topazio.

GENESI DELLO ZAFFIRO E GIACIMENTI

Lo zaffiro è una varietà di corindone di colore blu contenente piccole quantità di ferro. Si  trova in cristalli tozzi prismatici tondeggianti in marmi metamorfosati per contatto da filoni pegmatitici come a Mogok in Birmania, o nel Kashmir in India, oppure in ciottoletti nelle sabie alluvionali come a Ratnapura nello Sri Lanka. Gli zaffiri della Birmania sono meno pregiati di quelli del Kashmir e dello Sri Lanka. Gli zaffiri con qualità di gemma si trovano anche nel Siam, in Cambogia, in Australia e negli Stati Uniti ma solo raramente presentano un colore puro sfumando in genere nel verde, grigio e bruno.  Il suo valore commerciale è determinato oltre che dalla purezza e dalla trasparenza anche dall’intensità del colore.

LO ZAFFIRO  SINTETICO

Zaffiri sintetici si ottengono con il metodo di Verneuil, facendo fondere alla fiamma allumina addizionata con ossido ferrico e vanadio, oppure con svariate altre sostanze se si vogliono ottenere varietà di colore giallo, verde, arancio  e rosa. Oggi lo zaffiro può essere ricreato attraverso cinque tipi diversi di sintesi, per cui per distinguerlo da quello naturale si deve eseguire un esame al microscopio e analizzarne le inclusioni interne, oltre a effettuare analisi spettrometriche e spettrofotometriche.

USI DELLO ZAFFIRO

Lo zaffiro è una delle più note pietre preziose ed è usata molto in gioielleria. Zaffiri che si caratterizzano per l’intenso colore blu e una straordinaria trasparenza possono valere anche diversi milioni di dollari a carato. La varietà più usata è quella blu ma esistono anche zaffiri gialli, rosa e arancio, e verdi e azzurri, ma si tratta di pietre molto meno usate, così come lo zaffiro grigio. Lo zaffiro è usato in tutte le forme di gioielleria dai braccialetti agli orecchini, dai ciondoli agli anelli, e può essere accompagnato da diamanti nelle sue composizioni, ma può anche essere usato da solo come gemma principale nelle composizioni di pendenti e anelli. Lo zaffiro blu spesso è usato per i cammeo e per incidere piccole figure soprattutto quando la qualità è quella meno trasparente.

ZAFFIRI CELEBRI

Tra gli zaffiri celebri va annoverato un esemplare di 951 carati che fu visionato nel 1827 da funzionari dell’ambasciata inglese in India, mentre altro esemplare celebre è quello di 136 carati che viene attualmente custodito presso il Museo mineralogico di Parigi, che non presenta  difetti e si caratterizza per una tonalità di colore straordinaria. Tale zaffiro sembra essere stato ritrovato in Bengala da un mercante nel 1791 ed è noto col nome di Ruspoli perché appartenne nel XVII secolo alla Casata Ruspoli prima di passare alla Corona di Francia. Numerosi zaffiri invece facevano parte del tesoro dello Zar di Russia, così come nel tesoro della Corona di Vienna si trovava una bella pietra di 100 carati. La collezione Pierpont Morgan dell’American Museum of Natural History di New York conta magnifici esemplari di zaffiro tra cui la pietra nota col nome di ‘zaffiro di mezzanotte, di  116 carati, proveniente dallo Sri Lanka.

Tra gli zaffiri anticamente incisi è noto uno che rappresentava la testa di Caracalla. Anche  lo scettro del re dei Visigoti, Alarico, aveva incastonato uno zaffiro su cui figurava intagliato il busto dello stesso re seguito dalla scritta ‘Alarico, re dei Goti’.  In Inghilterra si trova uno splendido zaffiro di 400 carati rinvenuto nello Sri Lanka e conosciuto come “Blue Belle of Asia”, ovvero il più bel cielo dell’Asia.  Il gigante blu dell’Oriente è uno zaffiro di 500 carati di proprietà dei gioiellieri Macan e Markar.

La Sterlina d’oro

La Sterlina d’oro

Tra le monete da investimento esistenti al mondo la più diffusa è la Sterlina oro inglese. Il suo nome britannico è Gold Sovereign (Sovrana d’oro) in quanto ha da sempre riportato l’effige dei sovrani. In Italia è comunemente conosciuta come “Sterlina d’oro”. Più precisamente suddivisa in due tipologie “vecchio conio e “nuovo conio”.

Le Sterline d’oro del vecchio conio sono quelle relative alla Regina Vittoria (1837-1901), suddivise in diverse coniazioni (tipo giovane con stemma, tipo giovane San Giorgio, tipo Giubileo e tipo anziana velata), nonché quelle riportanti l’effigie di Edoardo VII (1901-1910) e Giorgio V (1910-1933), di quest’ultima moneta furono realizzati due diversi coni: “testa normale” e “testa stretta”.

La profonda crisi economica degli anni 20 scaturita dalla prima guerra mondiale causò l’aumento del prezzo dell’oro e il valore delle Sterline salì dai 20 Scellini nominali, fino ai 28 Scellini del 1932; questo provocò una graduale diminuzione dei pezzi coniati, fino a che per la prima volta in oltre 110 anni ininterrotti di coniazione, la produzione delle Sterline d’oro fu arrestata dal 1933 al 1936. La “Sovrana d’oro” vecchio conio, venne coniata presso la zecca di Londra fino al 1914, quando il Regno Unito decise di uscire dal Gold Standard. Da quel momento e fino al 1932 fu coniata soltanto presso le altre zecche del Commonwealth: Melbourne, Sydney, Perth, Bombay, Ottawa e Pretoria. L’ultima sovrana d’oro del vecchio conio fu coniata a Pretoria nel 1932.

21 Luglio 2017 Oro in salita

21 Luglio 2017 oro in salita

Il prezzo dell’oro è in salita negli scambi di questo venerdì, al massimo di un mese, per via delle nuove indagini sulle interferenze tra il Presidente Donald Trump e la Russia.

Sulla divisione Comex del New York Mercantile Exchange, i future dell’oro con consegna ad agosto sono in salita di 1,19 dollari, o dello 0,10% a 1.246,69 dollari l’oncia troy alle 3:44AM ET (7:44GMT).

L’oro ha toccato il massimo intraday di 1.247,65 dollari, il massimo dal 30 giugno e si avvia a chiudere la settimana in salita dell’1,5%, segnando il secondo aumento settimanale consecutivo.

Il fallimento della riforma sulla sanità repubblicana e le notizie di nuove indagini sui presunti legami tra Trump e Russia nella campagna presidenziale 2016 hanno messo sotto pressione il dollaro.

L’indice del dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro un paniere di altre sei principali valute, è in calo dello 0,07% a 94,01 alle 3:44AM ET (7:44GMT).

Un dollaro più debole solitamente spinge l’oro poiché aumenta l’appeal del metallo prezioso come investimento alternativo e rende le materie prime valutate in dollari più costose per i titolari di altre valute.

L’oro è stato supportato dalle decisioni di politica monetaria della BCE e della BoJ, che continueranno con le loro politiche allentate.

Sempre sul Comex, i future dell’argento con consegna a settembre sono in salita dello 0,06% a 16,355 dollari l’oncia troy.

Il Platino è in calo dello 0,21% a 931,20 dollari l’oncia troy, mentre il palladio è in calo dello 0,29% a 845,17 dollari l’oncia. I future del rame sono in salita dello 0,63% a 2,733 dollari la libbra.

De’ Medici Gioielli

De’ Medici Gioielli                                                       

Chi siamo 

De’ Medici gioielli è un brand italiano di gioielleria del gruppo Danoro S.r.l.
Le creazioni sono pensate per un pubblico appassionato alla storia e alla cultura del rinascimento.

I  nostri gioielli sono tratti dalle opere più celebri al mondo esposte nei musei di Firenze, di maestri come il Botticelli, Raffaello, Bronzino, Gentileschi, Tintoretto, Piero della Francesca……..

Mission

De’ Medici gioielli è l’inizio del viaggio, gioielli che raccontano storie antiche di un passato glorioso
vissuto nella città di Firenze alla corte di Lorenzo il Magnifico, un passato prepotentemente contemporaneo.

Prodotti

I nostri gioielli riproducono perfettamente la ricchezza e la profonda rinascita culturale di quel tempo sono interamente fatti a mano, privi di nichel in argento 925 o in una lega speciale di argento e rame dorato, decorati con pietre preziose, semi – preziose, perle coltivate o shell

La Giada

 Il nome Giada deriva , probabilmente, dallo spagnolo e allude alle proprietà di guarigione dalle malattie renali.

L’ uso di questa pietra risale alla preistoria, quando veniva utilizzata come utensile per fabbricare armi .   Nell’ antico Oriente di Confucio essa era considerata simbolo religioso, al quale si attribuivano poteri benefici.   La Giada era utilizzata per ottenere strumenti musicali, nell’ antica  Cina,  alcuni pezzi tagliati in modo caratteristico, se percossi emettevano svariati suoni.   Permane in Oriente l’ arte di lavorare la “giadeite” per ricavarne amuleti , vasellame suppellettili e gioielli.

Il minerale si presenta in masse compatte omogenee, costituite da minute fibre e granuli cristallini. Ferro, Crome Nichel Zinco e Rame, sono gli elementi chimici che determinano le varie colorazioni della Giada, con il nome di “cloromelanite” viene indicata una varietà verde scura, quasi nera.     I più importanti luoghi di provenienza di questo materiali sono in Cina, Birmania, Giappone e Messico.    Data la diversità di durezza dei granuli che la compongono, la gemma sottoposta a politura, al microscopio non presenta superficie liscia e levigata, ma lievemente butterata o fessurata.    La colorazione più diffusa è verde oliva , o verde-alga, picchiettate a volte da minuti aggregati nerastri.

Simonetta Vespucci e De’ Medici Gioielli

Simonetta Vespucci

La “bella Simonetta”, la “sans par”: questi i due soprannomi con cui è passata alla leggenda una delle più celebri nobildonne del Rinascimento fiorentino, Simonetta Vespucci, nata Cattaneo (Genova o Portovenere, 1453 – Firenze, 1476). Una donna ritenuta di bellezza ineguagliabile, oggetto del desiderio di moltissimi uomini della Firenze della metà del Quattrocento, esponente di una delle famiglie genovesi di più antica nobiltà (i Cattaneo), andata in sposa a soli sedici anni al banchiere Marco Vespucci (parente del più noto Amerigo, il navigatore che ha dato il nome all’America), morta giovanissima (ad appena ventitré anni, probabilmente di peste) e accostata al nome di molti artisti del tempo, per i quali avrebbe posato. Molti hanno voluto riconoscere il suo volto, per esempio, nella Venere o nella personificazione della Primavera di Sandro Botticelli (Firenze, 1445 – 1510), e si è voluto persino attribuire ai due un legame affettivo, anche sulla base di una leggenda (destituita di ogni fondamento) secondo la quale Botticelli avrebbe chiesto di essere sepolto accanto a Simonetta nella chiesa di Ognissanti. I due furono effettivamente sepolti all’interno dell’edificio di culto fiorentino, ma perché le tombe di famiglia di entrambi si trovavano nella stessa chiesa (i Vespucci erano titolari di una cappella, mentre Botticelli fu sepolto nel cimitero di Ognissanti). Cosa c’è dunque di vero in questa storia?

Sandro Botticelli, Venere, Particolare
Sandro Botticelli, Particolare della Nascita di Venere (1482-1485 circa; tempera su tela, 172,5 x 278,5 cm; Firenze, Uffizi)

 

Sandro Botticelli, Primavera, Particolare
Sandro Botticelli, Particolare della Primavera (1482 circa; tempera su tavola, 207 x 319 cm; Firenze, Uffizi)

Ci sono sicuramente degli elementi che ci lasciano supporre che Sandro Botticelli e Simonetta Vespucci si conoscessero. Nel 1464 il padre di Sandro, Mariano Filipepi (gioverà ricordare che Sandro Botticelli, in realtà, si chiamava Alessandro Filipepi), aveva acquistato una casa in via Nuova, attigua alle abitazioni della famiglia Vespucci, nel quartiere di Borgo Ognissanti. In questa casa dimorò in seguito anche Sandro, almeno dal 1470 e fino alla fine dei suoi giorni. Che ci fossero tra i Filipepi e i Vespucci dei rapporti di buon vicinato è testimoniato dal fatto che i Vespucci garantirono alcune commissioni al pittore, tra le quali di sicuro il Sant’Agostino nello studio della chiesa di Ognissanti (i Vespucci, oltre a essere titolari di una cappella nella chiesa, ne erano stati anche tra i principali finanziatori). Su Simonetta, invece, ci sono pochissimi documenti. Conosciamo data e probabile luogo di nascita da un documento del catasto fiorentino del 1469 (anno del suo matrimonio), che la indica come nata a Genova (il fatto che di recente sia stato proposto il borgo di Portovenere come suo luogo di nascita è dovuto al fatto che la famiglia Cattaneo aveva dei possedimenti nella zona del golfo spezzino, e al fatto che il nome di Simonetta non è menzionato nei registri genovesi del tempo) e di sedici anni d’età. All’epoca, quindi, si trovava già a Firenze. Tuttavia, non esistono (o non ci sono arrivati) documenti che possano testimoniare un rapporto tra Sandro e Simonetta. Come sarebbe nato, dunque, il mito di Simonetta Vespucci “musa di Botticelli”?

“Sandro
Sandro Botticelli, Sant’Agostino nello studio (1480 circa; affresco staccato, 185 x 123 cm; Firenze, Ognissanti)

In seguito alla sua scomparsa avvenuta nel 1476, Simonetta diventò oggetto di un’autenticavenerazione da parte dei poeti della Firenze medicea, che in lei vedevano una sorta dipersonificazione del concetto di bellezza. Lo stesso Lorenzo il Magnifico scrisse, in sua memoria, quattro sonetti, il più famoso dei quali recita: “O chiara stella che co’ raggi tuoi / Togli alle tue vicine stelle il lume, / Perché splendi assai più del tuo costume? / Perché con Febo ancor contender vuoi? / Forse e begli occhi, quali ha tolto a noi / Morte crudel, che omai troppo presume, / Accolti hai in te: adorna del lor nume, / El suo bel carro a Febo chieder puoi. / O questo o nuova stella che tu sia, / Che di splendor novello adorni el cielo, / Chiamata esaudi, nume, e voti nostri: / Leva dello splendor tuo tanto via, / Che agli occhi, c’han d’etterno pianto zelo, / Senz’offension lieta ti mostri”. Nelle chiose ai sonetti, il Magnifico scriveva di aver ricevuto l’ispirazione dopo aver osservato, una notte, una stella luminosissima in cielo: secondo la sua sensibilità poetica, quella non poteva esser altro che l’anima della giovane (e questo particolare ci dà già un’immagine chiara delle proporzioni che il mito di Simonetta aveva già raggiunto). Il poeta Bernardo Pulci, nella sua lirica in terzine di endecasillabi In morte di Simonetta Cattaneo genovese, la descrive come “delizia e zelo” dei regni di Venere, la paragona alla “Laura bella” di Petrarca e alla Beatrice di Dante, e la saluta immanginandola come una “ninfa che in terra un freddo sasso cuopre / Benigna stella or su nel ciel gradita”. E come una ninfa la immaginò anche Angelo Poliziano: la ragazza era infatti protagonista delle Stanze per la giostra del magnifico Giuliano di Pietro de’ Medici, nel quale si favoleggiava di un amore idilliaco (o, per meglio dire, platonico) tra Simonetta e Giuliano de’ Medici, il fratello del Magnifico ucciso nel 1478 nel corso della congiura dei Pazzi. Poliziano descrive l’apparizione della giovane in questi termini: “Candida è ella, e candida la vesta / Ma pur di rose e fior dipinta e d’erba: / Lo inanellato crin dell’aurea testa / Scende in la fronte umilmente superba. / Ridegli attorno tutta la foresta, / E quanto può sue cure disacerba. / Nell’atto regalmente è mansueta; / E pur col ciglio le tempeste acqueta”.

“Sandro
Sandro Botticelli, Ritratto ideale di dama (1475-1480 circa; tempera su tavola, 81,8 x 54 cm; Francoforte, Städel Museum)

 

“Sandro
Sandro Botticelli, Ritratto ideale di dama (1475-1480 circa; tempera su tavola, 47,5 x 35 cm; Berlino, Gemäldegalerie)

 

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