Prezzo oro, previsioni 2019

Le previsioni 2019 sul prezzo dell’oro: dove andrà la quotazione nei prossimi mesi? Parola agli analisti

A poche settimane dall’inizio del nuovo anno, le previsioni 2019 sul prezzo dell’oro stanno continuando a rincorrersi.

Già il 2017 è risultato piuttosto impegnativo per il bene rifugio, che ha dovuto fronteggiare eventi di portata epocale, dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, fino alle minacce missilistiche della Corea del Nord. Per non parlare poi dell’evoluzione della politica monetaria delle banche centrali, con i tassi di interesse sempre più indirizzati sulla via dell’aumento.

Neanche quello da poco concluso, però, si è rivelato un anno facile per la quotazione del metallo prezioso tanto che gli esperti hanno ripetutamente previsto le proprie previsioni 2018 sul prezzo dell’oro. Rischi geopolitici, cambiamenti di politica monetaria, ipotesi di guerra commerciale, incertezze e novità globali, hanno ampiamente influenzato l’andamento del bene rifugio. Ad oggi, però, le stime 2018 hanno lasciato il passo a nuove previsioni 2019 sul prezzo dell’oro. Il tutto per tentare di rispondere ad una semplice domanda: cosa aspettarsi e come posizionarsi nei prossimi mesi?

UBP: prezzo oro verso la stabilità

Gli ultimi a formulare le proprie previsioni 2019 sul prezzo dell’oro sono stati gli esperti di UBP, secondo cui le quotazioni continueranno a scambiare in preda alla stabilità intorno a quota $1.300 nei prossimi mesi. A sostenere il metallo saranno ancora i timori legati alla guerra commerciale USA-Cina, ma anche le problematiche legate al tetto del debito statunitense e alla volatilità di mercato. La Brexit, il caos in Francia e le nuove politiche monetarie della Fed faranno il resto.“Se anche si raggiungesse un accordo sul fronte della guerra commerciale, il dibattito sul tetto massimo del debito degli Stati Uniti si riaccenderà presto negli Usa, poiché l’attuale limite del debito sarà raggiunto entro il 1° marzo”, hanno affermato gli esperti, aggiungendo: 
“Questo promette di essere acceso come la disputa sullo shutdown e una soluzione sarà difficile da raggiungere. In questo contesto, i prezzi dell’oro potrebbero rimanere positivi per i mesi a venire, resistendo intorno ai 1.300 dollari.”

Le previsioni 2019 di Natixis

Secondo Bernard Dahdah, analista di Natixis, la quotazione del metallo prezioso si riporterà sui $1.350 dollari l’oncia nel 2019, nel momento in cui l’economia statunitense raggiungerà il suo picco e inizierà ad invertire la rotta. L’ottimismo della banca ha trovato ragion d’essere in quel clima di continua incertezza sui mercati finanziari che limiterà la crescita dell’economia nel corso dell’anno – oltre che nella crescente volatilità e nel progressivo indebolimento del dollaro americano.“Gli USA hanno quasi pienamente raggiunto la piena occupazione, quindi le prospettive di crescita del Paese inizieranno a rallentare. Siamo ancora ottimisti ma crediamo che l’economia abbia raggiunto il suo apice”. Nello specifico, le previsioni 2019 di Natixis vedono un prezzo dell’oro a $1.275 l’oncia (in media).

Sprott Inc: l’oro erutterà

Tra i primi a formulare nuove previsioni 2019 sul prezzo dell’oro sicuramente Trey Reik, senior money manager di Sprott Inc., Asset management company canadese secondo cui il metallo prezioso metterà a segno performance stupefacenti. 
Il 2019 sarà l’anno in cui la Federal Reserve smetterà di alzare i tassi di interesse. La nuova politica monetaria della banca centrale metterà sotto pressione il dollaro e, di conseguenza, sosterrà il buon andamento dell’oro che potrebbe anche schizzare sui $1.525.

La view di Goldman Sachs sul 2019

Tassi di interesse e oro

Nel formulare le proprie previsioni 2019 sul prezzo dell’oro, molti hanno fatto notare come l’aumento dei tassi di interesse Fed non sia sempre stato un elemento negativo per la quotazione del metallo prezioso. Durante il ciclo di rialzi 2004-2006, il metallo giallo ha guadagnato il 50%.Per Nicholas Frappell, global general manager di ABC Bullion, l’oro faticherà a dar vita all’atteso rally nel 2019.Una view che potrebbe trovare ragion d’essere anche nella politica più cauta del FOMC.

Schroders: il 2019 sarà positivo?

Secondo le previsioni 2019 Mark Lacey e James Luke di Schroder, l’anno appena iniziato si rivelerà positivo per le materie prime in generale. Per dirla con le loro stesse parole, i mercati hanno fino ad ora ignorato la crescente domanda di oro 
“Se gli effetti dei tassi di interesse più elevati, della crescita più debole dei mercati emergenti e dei mercati azionari e dell’incertezza derivante da una politica commerciale più aggressiva inizieranno a farsi sentire sull’economia USA, l’impatto negativo sulle aspettative dei tassi e del dollaro potrebbero essere profonde.”

Il 2018 dell’oro


(La quotazione da gennaio a dicembre 2018)

Le previsioni 2019 sul prezzo dell’oro stanno continuando a rincorrersi. Esattamente come accaduto nel corso degli ultimi anni, anche in questo caso esse continueranno ad essere modificate.

Prezzo oro 2018 e previsioni per il 2019

Il 2018 dell’oro

Il prezzo dell’oro ha continuato a scambiare sopra i $1.300 fino a 
maggio 2018. Da quel momento in poi la quotazione del metallo prezioso ha invertito il trend arrivando, a metà agosto, a toccare minimi annuali di $1.170 l’oncia. Al tonfo ha fatto seguito un tentativo di recupero che tuttavia non è riuscito a riportare le quotazioni sopra i $1.300.


(La quotazione da gennaio a dicembre 2018)

Per Sprott Inc: l’oro erutterà il prossimo anno

Tra i primi a formulare nuove previsioni 2019 sul prezzo dell’oro sicuramente Trey Reik, senior money manager di Sprott Inc., Asset management company canadese secondo cui il metallo prezioso metterà a segno performance stupefacenti. 
Il 2019 sarà l’anno in cui la Federal Reserve smetterà di alzare i tassi di interesse. La nuova politica monetaria della banca centrale metterà sotto pressione il dollaro e, di conseguenza, sosterrà il buon andamento dell’oro che potrebbe anche schizzare sui $1.525.

Cavallo dorato

Akhal-Teke: il cavallo dorato o levriero del deserto

Forse ognuno di noi, o almeno chi ha un debole per i cavalli, ha sognato di possederne uno con il manto lucido e dorato. In realtà esiste davvero una razza equina che possiede queste caratteristiche. Ci riferiamo, naturalmente, all’Akhal-Teke, un cavallo purosangue, proveniente dal Turkmenistan, noto per il naturale aspetto dorato del suo manto: quello che viene considerato unanimemente il cavallo più bello del mondo. Ma sapete da cosa nasce questo splendido gioco di colori? Sia dalla pelle estremamente sottile che dai peli molto corti e morbidissimi. Infatti la struttura del pelo dell’Akhal-Teke è molto fine e piuttosto insolita, il suo “bagliore” è dovuto alle dimensioni ridotte, o addirittura all’assenza, del nucleo opaco che si trova al centro del fusto del pelo (detto anche asta). La parte trasparente del pelo, o midollo, occupa lo spazio extra e agisce come una fibra ottica, riflettendo la luce da una parte all’altra. Da qui l’aspetto dorato del pelo di questo splendido destriero.

 

Pallone d’Oro 2018

Luka Modric vince il Pallone d’Oro 2018. La voce correva sui social già da qualche giorno e proprio sul web è arrivata la conferma. La lista è stata anticipata e vede il centrocampista croato primo davanti a Cristiano Ronaldo. Al terzo posto Antoine Griezmann.  Il croato, vice Campione del Mondo, interrompe il duopolio CR7-Messi cominciato esattamente dieci anni fa. È il primo croato e giocatore ex Jugoslavia a vincere l’ambito riconoscimento.  Ecco la classifica completa: 1. Modric 753 pt 2.Cristiano 476 3. Griezmann 414 4. Mbappé 347 5. Messi 280 6. Salah 188 7. Varane 121 8. Hazard 119 9. De Bruyne 29 10. Kane 25 11. Kanté 24 12. Neymar 19 13. Suarez 17 14. Courtois 12 15. Pogba 9 16. Aguero 7 17. Bale, Benzema 6 19.Firmino, Rakitic, Ramos 4 22. Cavani, Mané, Marcelo 3 25. Alisson, Mandzukic, Oblak 2 28. Godin 1 29. Isco, Lloris 0. Modric si è già aggiudicato anche il Pallone d’oro del Mondiale 2018, il Best Fifa men’s player, l’Uefa men’s player of the year, il premio miglior costruttore di gioco dell’anno dell’Iffhs e il titolo miglior centrocampista agli Uefa Club Football Awards. A riprova della sua straordinaria stagione, culminata con la terza Champions consecutiva con il Real Madrid e la finale di Coppa del Mondo, il croato è stato inserito nella squadra della stagione della Uefa Champions League, nell’undici ideale Fifa Fifpro World XI per la quarta volta di seguito e nell’All Star team del Mondiale.

Filoni esauriti

Nell’industria dell’oro sono davvero tempi duri, anche per i giganti. Le minerarie aurifere senza dubbio hanno commesso molti errori nel passato, ma oggi che hanno cominciato a rigare dritto si trovano a confrontarsi con sfide inedite, su cui non hanno nessun controllo. Il problema principale non è la debolezza del prezzo del lingotto, che pure è destinata a pesare, se non ci sarà un’inversione di tendenza, ma potrebbe essere la geologia. E decisamente non è facile opporsi a Madre Natura.

Le miniere d’oro più grandi si stanno esaurendo e da molto tempo, nonostante l’impiego di grandi capitali, non sono più stati trovati nuovi depositi sufficienti a sostituirle. I risultati cominciano a vedersi: per la prima volta dal 2008 la produzione mineraria del metallo ha smesso di crescere. L’output nel 2017 è stato di 3.269 tonnellate secondo il World Gold Council, comunque un record storico, ma in aumento di appena lo 0,2% rispetto all’anno precedente. E il timore è che la situazione non sia destinata a migliorare. Alcuni analisti (e anche qualche dirigente del settore) prevedono un declino della produzione aurifera, che potrebbe durare per anni se non per sempre: una sorta di «picco dell’oro», per mutuare un’espressione coniata nel settore petrolifero, o quanto meno il raggiungimento di un «plateau» della produzione mineraria.

Ovviamente il caso dell’oro è diverso da quello del petrolio: il metallo non viene “bruciato” per sempre con l’impiego, ma solo trasformato, e nel mondo – tra caveaux, cassette di sicurezza e portagioie nelle nostre case – si calcola che ci siano in giro scorte per oltre 190mila tonnellate. Ma dal punto di vista delle società aurifere (e degli investitori interessati al settore) la situazione è molto preoccupante.

Nell’ultimo decennio, secondo uno studio di Standard & Poors’, sono state scoperte solo 41 miniere d’oro di dimensioni rilevanti, per un totale di 215,5 milioni di once: un risultato che impallidisce di fronte ai successi di un tempo. Tra il 1990 e il 2007 le scoperte erano state 222, per un totale di 1,73 miliardi di once. Si è investito troppo poco? Al contrario. Anche se oggi le società aurifere sono più disciplinate e hanno ridotto i budget rispetto al picco del 2012, la spesa in esplorazioni negli ultimi dieci anni è stata di 54,3 miliardi di dollari, il 60% in più rispetto ai 32,2 miliardi spesi – con successi incomparabili – nei 18 anni precedenti.

I costi sono aumentati, si dirà. E in parte è vero. Ma anche su questo fronte le società aurifere sono diventate molto più oculate: Barrick, forse la più diligente di tutti, riesce a produrre oro al costo (tutto compreso) di appena 856 dollari l’oncia. Anche gli altri hanno fatto enormi progressi: il cosiddetto costo «all-in» – parametro oggi molto in voga, che considera tutte le voci, dall’esplorazione per trovare nuove risorse alla vendita dell’oro – è sceso in media a 934 $/oncia nel settore, da 1.199 $ nel secondo trimestre 2013, stima Bloomberg Intelligence.

Poiché di solito trascorrono circa vent’anni da quando si scopre una nuova vena aurifera a quando si avvia l’estrazione di oro, la mancanza di scoperte rischia di pesare sempre di più in futuro. Come se non bastasse, anche la qualità delle riserve aurifere sta peggiorando. Negli anni ’60 da ogni tonnellata di roccia estratta in miniera si recuperavano oltre 10 grammi di oro, ricorda Bloomberg. Oggi i cinque big del settore – Barrick, Newmont, AngloGold Ashanti, Goldcorp e Newcrest – riescono a ricavare appena 1,12 grammi per tonnellata. E va già bene, perché cinque anni fa la “resa” era crollata a 1,04 grammi (dieci anni fa era di 1,42 grammi). Con meno di un grammo per tonnellata probabilmente nessuna miniera d’oro riesce a fare profitti. A maggior ragione se il prezzo del metallo continuerà a scendere.

Risveglio dell’oro

Le turbolenze sui mercati finanziari hanno finalmente risvegliato l’oro, oltre il 2%, il migliore rialzo giornaliero da due anni, superando 1.225 dollari l’oncia.

Con i tassi di interesse reali in aumento, il lingotto sembrava aver perso attrattiva negli ultimi mesi. E anche come bene rifugio era stato trascurato, a vantaggio del dollaro. Ma il tracollo delle Borse ha interrotto la sequenza ribassista.

È una reazione tipica durante le fasi di fuga dal rischio, quando gli investitori cercano protezione per il portafoglio.

Le perdite sui listini azionari sono state molto pesanti: Wall Street ieri ha perso il 2%, dopo aver ceduto oltre il 3% mercoledì, le Borse europee sono ai minimi da 21 mesi e Shangai è andata a picco di oltre il 5%, seguita dalle altre Borse asiatiche. Anche il petrolio e i metalli hanno subito forti vendite.

L’oro, tuttora in ribasso del 10% rispetto al picco di aprile, è riuscito a superare un forte livello di resistenza tecnica, collocato a 1.210 dollari, e questo ha attirato nuovi ordini di acquisto.

Se la bufera sui mercati dovesse continuare, rimane il rischio che i «margin call» costringano una parte degli operatori a liquidare oro per reintegrare le garanzie.

Rolex

Logo

Rolex SA è una società svizzera (con sede a Ginevra) importante nella produzione di pregiati orologi da polso, nonché una delle più grandi aziende operanti nel settore dell’alta orologeria.
La Rolex SA è controllata dalla Fondazione Hans Wilsdorf, ente di beneficenza e non-profit (con relativi benefici fiscali) riconosciuto dalla legge svizzera. Conta ventotto società controllate nel mondo e un’organizzazione di 4.000 orologiai in cento Paesi, con incassi stimati per il 2010 intorno ai due miliardi di euro e una produzione annuale di orologi di circa 1.000.000 di pezzi.[1] La Rolex è il maggior produttore di cronometri certificati costruiti in Svizzera; basti pensare che nel 2005 più della metà della produzione di orologi certificati COSC (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) appartiene al gruppo. Il 3 maggio 2011 è stato annunciato il nuovo CEO del gruppo Rolex, il quinto da quando è stata fondata nel 1906, l’italiano Gian Riccardo Marini (precedentemente CEO di Rolex Italia), che prende il posto di Bruno Meier.

La Rolex SA venne fondata nel 1905 da Hans Wilsdorf e dal fratellastro Alfred Davis; pur essendo attualmente una delle maggiori imprese svizzere dell’orologeria, Wilsdorf era di nazionalità tedesca e la prima sede era a Londra. Wilsdorf & Davis fu il nome originario dato all’azienda, che in seguito divenne la Rolex Watch Company. Inizialmente si limitavano a importare in Inghilterra i meccanismi svizzeri prodotti da Hermann Aegler, che successivamente divenne socio, assemblandoli in lussuose casse create dalla firma Dennison e da altri gioiellieri dell’epoca che vendevano i primi orologi da polso personalizzandoli con il proprio marchio. I primi orologi prodotti dalla Wilsdorf & Davis erano marcati “W&D” (sigla visibile all’interno della cassa). Hans Wilsdorf registrò il marchio “Rolex” a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera nel 1908. Il significato di questo termine è sconosciuto, secondo alcuni (versione mai confermata da Wilsdorf) “Rolex” deriva dalla locuzione francese horlogerie exquise, che significa orologeria squisita. Altri riportano che il nome derivi dall’unione della parola Rolls-Royce, automobili di lusso amate da Alfred Davis, e Timex, grande produttore di orologi dell’epoca, per indicare appunto che la produzione sarebbe stata orientata a orologi “EX” di lusso “ROL” da cui ROLEX. Ad ogni modo, Wilsdorf voleva un nome facilmente pronunciabile in ogni lingua, immediato, facile da ricordare, ma anche che avesse stile, cioè non doveva essere troppo ingombrante sul quadrante e doveva dare la possibilità ai rivenditori inglesi (per i quali erano destinati inizialmente i primi modelli) di poter incidere il proprio nome al di sotto di Rolex.

La Wilsdorf & Davis si spostò in Gran Bretagna nel 1912. Wilsdorf avrebbe voluto rendere economici i suoi prodotti, ma le tasse e i dazi di importazione sulle casse degli orologi (oro e argento) alzavano i prezzi. Da quel momento il quartier generale venne spostato a Ginevra, mantenendo filiali in altre città (ad esempio Bienna) e in altri continenti: Nord America, Asia, Australia. Un altro motivo che spinse Wilsdorf a trasferirsi in Svizzera fu perché con lo scoppio della prima Guerra Mondiale un tedesco non era visto di buon occhio in Inghilterra, e ciò avrebbe potuto causare ulteriori ostacoli alla sua azienda.

GMT-Master II acciaio e oro (ref. 116713LN)

Il nome Rolex venne registrato ufficialmente il 15 novembre 1915, si suppone che questo cambiamento mostrasse la volontà di rendere popolari gli orologi da polso, che al momento erano considerati articoli per signore perché tra gli uomini andava di moda l’orologio da tasca. Wilsdorf voleva un nome pronunciabile in ogni lingua e così decise di chiamare, nel 1919, la società con il nome Rolex Watch Company, per poi diventare Montres Rolex SA. Oggi si chiama Rolex SA il cui marchio è composto da lettere della stessa dimensione in modo da poter essere scritto simmetricamente. La caratteristica corona a 5 punte, simbolo storico della casa invece è stata introdotta nel 1925.

La Rolex costituita da Hans Wilsdorf e dalla famiglia Aegler, secondo i documenti dell’epoca, non può essere venduta né scambiata sul mercato azionario e ancora oggi mantiene saldi i principi e le tradizioni del suo fondatore.

Dal 2013 la Rolex è il cronometrista ufficiale della Formula 1.

Tra le innovazioni proposte dalla Rolex sul mercato dell’orologeria ci sono i primi orologi impermeabili con il datario, con il fuso orario e, cosa più importante, i primi orologi da polso a ottenere la richiestissima certificazione di cronometroLa Rolex detiene tuttora il record per maggior numero di meccanismi certificati.

Un altro fatto quasi sconosciuto è che la Rolex partecipò allo sviluppo della tecnologia al quarzo anche per contrastare il forte sviluppo delle case giapponesi che stavano a loro volta sviluppando i propri movimenti. Nonostante inserì pochi modelli nella propria linea, i tecnici e gli ingegneri della casa furono determinanti nello studio della nuova tecnologia a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. Nel 1968 la Rolex collaborò con un consorzio di 16 produttori svizzeri per creare il movimento al quarzo Beta 21 usato nel proprio Quartz Date. Gli sforzi della Rolex culminarono dopo cinque anni di ricerca, disegno e sviluppo nella creazione del movimento “clean-slate” 5035/5055 che avrebbe alimentato l’Oysterquartz – secondo alcuni il miglior movimento al quarzo mai creato.

Rolex Datejust Oysterquartz

Il primo orologio a carica automatica venne presentato nel 1931, potenziato da un meccanismo interno che sfruttava il movimento del braccio e che, oltre a rendere inutile il caricamento a mano, eliminò i problemi tecnici che ne compromettevano il funzionamento. La Rolex fu anche la prima ditta a creare un vero orologio impermeabile, altra pietra miliare. Wilsdorf arrivò a creare uno speciale Rolex che nel 1960 venne ancorato al batiscafo Trieste e trascinato nella Fossa delle Marianne. L’orologio resistette e dimostrò di aver mantenuto un funzionamento corretto durante la discesa e la risalita. Questo fatto venne confermato attraverso un telegramma spedito alla Rolex il giorno seguente che recitava:

(EN)«Am happy to confirm that even at 11,000 metres your watch is as precise as on the surface. Best regards» (IT)«Sono lieto di confermare che anche a 11.000 metri di profondità il vostro orologio è preciso come in superficie. Cordiali saluti»
(Jacques Piccard)

In questo modo la Rolex si creò la reputazione di orologi validi anche per immersioni subacquee, aviazione e alpinismo, grazie anche a Chuck Yeager, il primo pilota a portare un aereo oltre la barriera del suono con al polso un Rolex acquistato da lui personalmente. Tra i primi modelli sportivi faceva parte il Rolex Submariner e il Rolex Sea-Dweller Submariner 2000 (2.000 ft = 610 m) (1971). Questo orologio vantava una valvola a rilascio di elio (inventata con l’aiuto della collega svizzera Doxa SA) che lasciava defluire il gas durante la decompressione. Altro modello sportivo fu il Rolex GMT-Master, sviluppato originariamente su richiesta delle aerolinee Pan Am, in grado di assistere i piloti nei voli transcontinentali, per la presenza di una lancetta 24 ore e di una ghiera graduata e rotante. I modelli della linea Explorer vennero creati per gli esploratori che si muovevano su terreni accidentati, in seguito all’impresa compiuta da Sir Edmund Hillary e dallo sherpa Tenzing Norgay che per primi arrivarono in cima all’Everest, portando al polso un antenato dell’attuale Explorer.

Da un punto di vista più glamour James Bond, il personaggio di Ian Fleming, indossava un Rolex nella serie di romanzi dell’autore. Nei primi film il mitico Sean Connery portava al polso un Rolex Submariner senza datario e con cinturino in tessuto militare a strisce grigie e nere. Nei film successivi con Pierce Brosnan e quelli con Daniel Craig, l’orologio divenne un Omega Seamaster, in seguito all’alleanza del marchio Omega con i produttori dei film per la promozione dei propri orologi.

Un capitolo a parte merita il modello Cosmograph Daytona. “Il cronografo a carica manuale dei primi anni ’60, nato semplicemente come Rolex Cosmograph (la scritta Daytona viene aggiunta solo in un secondo tempo), riceve un’accoglienza piuttosto fredda, certamente non paragonabile al fenomeno che è oggi. Non dobbiamo infatti dimenticare che a quell’epoca erano di moda orologi più classici e ultrapiatti: un modello così sportivo e moderno non si accordava con i gusti di allora. Questo snobismo commerciale proseguirà per quasi un ventennio, prima con la nascita dei modelli al quarzo negli anni ’70, e poi ancora negli anni ’80, quando l’orologio a carica manuale viene considerato obsoleto. Nella ricerca della durata e dell’affidabilità, Rolex interviene sostituendo ai calibri Valjoux a carica manuale, l’eccezionale movimento dello Zenith El Primero, il miglior movimento industriale a carica automatica allora esistente sul mercato. Rolex apporterà numerose modifiche per allinearlo ai propri standard, con veri e propri interventi strutturali, come l’eliminazione del datario e la riduzione delle frequenze di oscillazione da 36.000 a 28.800 alternanze, sostituendo il bilanciere originale con il proprio, basato sul meccanismo di regolazione a microstella, già collaudato sui cronografi degli anni ’60. Tutto ciò porta alla realizzazione del calibro 4030 come movimento per il primo cronografo automatico: il Daytona ref. 16520. Nel 1988, il lancio del nuovo Rolex Oyster Perpetual Cosmograph Daytona incontra un favore di pubblico enorme. La scarsa produzione da parte di Rolex, dovuta anche alla poca disponibilità del calibro base Zenith, scatena all’inizio degli anni ’90 un vero e proprio boom collezionistico. Per i modelli precedenti, ovvero tutti i cronografi Daytona a carica manuale, l’exploit avviene solo qualche anno dopo, rendendo ancora oggi questo orologio oggetto del desiderio degli appassionati di tutto il mondo.. Nel 2000 Rolex presenta il nuovo modello Daytona referenza n. 116520, l’orologio risulta essere ora di completa manifattura Rolex anche nel meccanismo.

ARGENTO

L’Argento è l’elemento chimico nella tavola periodica che ha simbolo Ag (dall’abbreviazione del latino Argentum) e numero atomico 47. È un metallo di transizione tenero, bianco e lucido; l’argento è il migliore conduttore di calore ed elettricità fra tutti i metalli, e si trova in natura sia puro che sotto forma di minerale. Si usa nella monetazione, in fotografia e in gioielleria, in cui è protagonista di un’intera branca, l’argenteria, che riguarda coppe, cuccume, vassoi, cornici e posate da tavola.

Caratteristiche

L’argento è un metallo molto duttile e malleabile, appena più duro dell’oro, con una lucentezza metallica bianca che viene accentuata dalla lucidatura. Ha la maggiore conducibilità elettrica tra tutti i metalli, superiore persino a quella del rame che però ha maggiore diffusione per via del minore costo.

L’argento puro, tra i metalli, ha anche la più alta conducibilità termica, il colore più bianco, la maggiore riflettanza della luce visibile (povera invece nel caso della luce ultravioletta) e la minore resistenza all’urto. Gli alogenuri d’argento sono fotosensibili e l’effetto prodotto su di essi dalla luce è alla base della fotografia analogica (cioè su pellicola e carta chimica).

L’argento è stabile nell’aria pura e nell’acqua pura, ma scurisce quando è esposto all’ozono, all’acido solfidrico o all’aria contenente tracce di composti dello zolfo. Nei suoi composti l’argento ha numero di ossidazione +1, ed è così malleabile che si possono fare fogli di appena 30 μm.

Applicazioni

Cessna 210 equipaggiato con un generatore di ioduro d’argento per la produzione di pioggia artificiale.

L’argento trova principalmente impiego come metallo prezioso. I suoi alogenuri, in special modo il cloruro d’argento, sono impiegati in fotografia, che ne è l’utilizzo principale in termini di quantità.

Altri possibili utilizzi sono:

  • Per produrre contatti ad elevata conduttività in manufatti elettrici ed elettronici, ad esempio i contatti elettrici delle tastiere.
  • Per preparare le emulsioni fotografiche, per le quali vengono usati gli alogenuri d’argento: ioduro, bromuro e cloruro.
  • Per produrre specchi con una maggiore riflettanza; gli specchi comuni sono fatti con l’alluminio.
  • La produzione di monete d’argento, che risale all’VIII secolo a.C.; le parole “argento” e “denaro” sono identiche o molto simili in almeno 14 lingue.
  • Per il suo splendore viene usato per produrre articoli di gioielleria e set di posate e articoli da tavola (l’argenteria), prodotti tradizionalmente con l’argento sterling, una lega che contiene il 92,5% di argento.
  • Per la sua malleabilità e la sua non tossicità si usa in lega con altri metalli in odontoiatria.
  • Per le sue proprietà catalitiche, trova uso come catalizzatore in molte reazioni di ossidazione, ad esempio nella produzione di formaldeide dal metanolo.
  • Nella produzione di batterie a lunga durata argento-zinco e argento-cadmio.
  • Il fulminato d’argento è un esplosivo.
  • Il cloruro d’argento può essere reso trasparente e venire impiegato come cemento per il vetro.
  • Lo ioduro d’argento è usato per seminare le nubi per produrre la pioggia.
  • L’argento è anche un additivo alimentare (E 174), usato come colorante in particolare per caramelle e confetti rivestiti di zucchero, per ottenere un colore metallico.
  • Sono in commercio pastiglie agli ioni d’argento, utilizzate, ad esempio, per la disinfezione dell’acqua in campeggio.

Storia

L’argento è noto fin dall’antichità. Il termine deriva dal latino argentum e dal greco αργύριον, legati ad αργός “splendente, candido, bianco”. È menzionato già in testi cuneiformidel III millennio, nel libro della Genesi, e l’analisi di resti nei siti archeologici dell’Asia minore, delle isole dell’Egeo e del Vicino Oriente, indica che l’argento già nel IV millennio a.C. veniva separato dal piombo, e che erano note le tecniche di cesello, sbalzo e agemina rimaste sino all’età moderna. Per millenni l’argento è stato usato come ornamento e come materiale per utensili come nel periodo degli Incas nell’antico Perù, come merce di scambio e come base per molti sistemi monetari. È stato a lungo considerato il secondo metallo più prezioso, dopo l’oro. Nel Buddhismo è il secondo dei sette tesori e simboleggia la virtù.

Il simbolo della luna crescente, associato all’argento dagli alchimisti.

In molte teologie e cosmogonie, l’argento è associato alla Luna e a divinità lunari e femminili. Benché chimicamente i due elementi non siano correlati, nell’antichità il mercurio veniva considerato come una specie particolare di argento – da cui il nome tradizionale di argento vivo ed il suo nome latino hydrargyrium (argento liquido). In araldica il colore argento ricorre in molti stemmi e blasoni; a volte viene rappresentato con il colore bianco.

Produzione mondiale di argento a partire dal 1900

Il valore dell’argento subì un brusco calo quando la scoperta di giacimenti in America Latina (tranne il Perù che aveva già una cultura avanzata dei metalli preziosi) come le miniere di Zacatecas e Potosí, portò ad un’inflazione del metallo. L’argento dà il nome ad una nazione, l’Argentina, ed al suo principale fiume, il Río de la Plata – dal suo nome spagnoloplata. Nel corso del XIX secolo l’argento iniziò ad essere demonetizzato mentre l’oro seguirà il medesimo destino nel secolo successivo. Mentre l’oro resta però in parte nei forzieri delle banche centrali l’argento fu man mano completamente liquidato. Questa immensa quantità d’argento “liberata” dalle funzioni monetarie ha causato fino a tempi recentissimi una grande disponibilità di metallo, nonostante la produzione mineraria fosse di gran lunga inferiore ai consumi. La quantità di argento disponibile sulla crosta terrestre è di 0,0800 ppm (g/t), superiore di 20 volte dell’oro, che è 0,0040 ppm (g/t), e del platino che è 0,0100 ppm (g/t); la potenzialità di estrazione dalle miniere per l’argento è di circa 547 milioni di once troy all’anno, contro 82 milioni di once troy dell’oro e 5 milioni di once troy del platino. Per questi motivi e anche per i costi di estrazione enormemente superiori per l’oro, l’argento ha e avrà sempre un valore nettamente inferiore rispetto ad altri metalli preziosi. Da valutare per un investimento il rapporto oro/argento: dal 1344 fino verso al 1830 ha sempre avuto un rapporto quasi fisso di circa 1 a 16, verso fine Ottocento ha cominciato ad alzarsi per toccare un record di 1 a 153 nel 1939, poi ridiscendere a 1 a 28 nel 1971 e risalire a 1 a 110 nel 1992, nel 2008 il rapporto (molto volatile) si sta mantenendo nell’intervallo fra i 1 a 46 e 1 a 93. Calcolando l’inflazione e ragionando in termini odierni (2008) l’argento ha avuto il suo valore massimo nel 1477 con un prezzo di 1 040 $ all’oncia troy, poi è iniziata la discesa che ha portato il prezzo ai minimi nel 1993 a 3,53 $ per oncia troy. Dal 2004 il prezzo dell’argento ha ripreso a salire arrivando a superare i 29 $ l’oncia alla fine del 2010. In ogni caso chi avesse investito in argento nel 1477 si troverebbe ai giorni nostri con una perdita reale superiore al 90%; ciò nonostante l’argento è considerato un bene rifugio. Infatti ben peggio han fatto le varie banconote cartacee il cui valore si è annientato; inoltre la svalutazione dell’argento nei secoli è avvenuta in modo lento e graduale e non improvvisamente come per la carta-moneta, i cui possessori caddero nella miseria.

Disponibilità

Campione di argentite, minerale in cui è presente argento.

L’argento si trova in natura sia allo stato nativo che combinato in composti con lo zolfo, l’arsenico, l’antimonio o il cloro in svariati minerali (ad esempio, l’argentite, Ag2S, o l’argentopirite, AgFe2S3).

Giacimenti d’argento si trovano in CanadaAustralia e negli Stati Uniti ma la massima produzione negli ultimi due secoli si è avuta in Messico dalla miniera di Guanajuato. Il Messico risulta il principale produttore di argento al mondo, con 186.2 milioni di once prodotte nel 2016, seguito da Perù e Cina.[2] Ad Aspen, nel Colorado, è stato estratto un blocco di 380 kg, e vanno segnalati anche, per la loro bellezza, i cristalli di Kongsberg, in Norvegia. In Italia l’argento è stato estratto in Calabria, a Longobucco[3] e in Sardegnain vari giacimenti del Sarrabus.

Oltre che dai minerali, l’argento si ottiene anche dalla raffinazione elettrolitica del rame.
L’argento di grado commerciale è puro al 99,9%, sono disponibili gradi di purezza fino al 99,999%.

Isotopi

L’argento che si trova in natura si compone di due isotopi stabili107Ag e 109Ag, di cui il primo è il più abbondante (51,839%).

Dell’argento sono stati individuati 28 isotopi radioattivi, i più stabili di essi sono 105Ag, con un’emivita di 41,29 giorni, 111Ag (7,45 giorni) e 112Ag (3,13 ore). Tutti gli altri hanno tempi di dimezzamento inferiori all’ora e la maggior parte di essi inferiore a 3 minuti. Questo elemento ha anche numerosi metastati, i più stabili dei quali sono 128Ag (emivita: 418 anni), 110Ag (249,79 giorni) e 107Ag (8,28 giorni).

Gli isotopi dell’argento hanno pesi atomici compresi tra i 93,943 u di 94Ag ai 123,929 u di 124Ag. La principale modalità di decadimento degli isotopi più leggeri di 107Ag è la cattura elettronica con conversione in palladio, mentre per gli isotopi più pesanti è il decadimento beta con conversione in cadmio.

L’isotopo 107Pd decade con emissione di raggi beta a 107Ag con un’emivita di 6,5 milioni di anni. Le meteoriti di ferro sono gli unici corpi aventi un rapporto palladio/argento sufficientemente alto per poter produrre variazioni misurabili dell’abbondanza di 107Ag. L’argento-107 di fonte radiogenica è stato individuato per la prima volta nel 1978 nella meteorite di Santa Clara, in California.
Gli scopritori hanno suggerito che la coalescenza e la differenziazione dei piccoli pianeti con nucleo di ferro sia avvenuta 10 milioni di anni fa dopo un evento nucleosintetico. La correlazione tra 107Ag e 107Pd osservata in corpi celesti che erano fusi durante l’accrezione del sistema solare riflette la presenza di nuclidi instabili nel sistema solare primordiale.

Titolo dell’argento

Una teiera in argento 925/1000 risalente al 1879.

Per titolo si intende la percentuale minima di argento puro presente nella lega metallica che compone un oggetto. In virtù della bellezza e lucentezza di questo metallo prezioso, sin dai tempi antichi, è stato utilizzato per monete, posate, vasellame, monili e altro. I lingotti d’argento che sono in commercio hanno normalmente titolo 999/1000, la lega è composta cioè del 99,9% d’argento puro. La maggior parte di gioielli e di oggetti per la casa hanno invece titolo 800, 835 e 925. Questi numeri indicano la percentuale minima di argento puro che, combinato con altri metalli, compone l’oggetto. L’argento marchiato o punzonato 925, che in inglese è definito Sterling Silver, indica una composizione garantita di 925 parti minime di argento e 75 massime di qualsiasi altro metallo. In genere la componente in rame è preponderante tra gli altri metalli usati. Per particolari lavorazioni viene usato nella lega anche lo zinco in percentuali massime dello 0,5%. Il marchio 800 indica una composizione garantita di 800 parti minimo di argento puro e di 200 parti massimo di rame e altri minerali. Il titolo 835 è stato usato per molte monete d’argento, quali le 500 lire con le caravelle coniate dal 1957 dalla Zecca italiana.

Marchi e punzoni

Marchi riportati su un manufatto in argento

In ogni paese esiste una disciplina legale sui marchi che devono essere riportati sugli oggetti d’argento a garanzia degli acquirenti. Ad esempio in Inghilterra, già dal 1544 il simbolo dell’argento non è un numero come 800 o 925, ma una figura di leone passante verso sinistra. In Italia vigevano diversi simboli e sistemi a seconda dei periodi e delle dominazioni e solo a seguito dell’unità d’Italia furono soppressi i vari punzoni degli stati preunitari. Con legge del 2 maggio 1872 fu introdotta una punzonatura di garanzia facoltativa, una testa di donna turrita che, se riportava il numero 1 alla base indicava il titolo 950, con il numero 2 il titolo 900, con il numero 3 il titolo 800. Con legge del 5 febbraio 1934 vengono imposti due punzoni. Il primo, ad esempio 800, racchiuso in un ovale, che indicava il titolo, ed un secondo punzone che doveva contenere il numero dell’argentiere e la provincia, separati da un fascio littorio e racchiusi in una losanga tronca. Nel 1944 viene eliminato il fascio littorio mantenendo invariato il sistema del doppio punzone. Ad esempio un oggetto che ha un punzone con un 800 racchiuso in un ovale affiancato da un secondo punzone che, all’interno di una losanga tronca, contiene la dicitura 1 BO ci dice che l’oggetto è d’argento 800 ed è stato fabbricato dall’argentiere di Bologna che aveva ottenuto il numero 1. Se troviamo i punzoni 925 nell’ovale e 79 PA nella losanga tronca significa che il nostro oggetto è d’argento 925 su 1000 ed è stato fabbricato dall’argentiere 79 di Palermo. Con legge del 30 gennaio 1968 c’è una lieve modifica del punzone del produttore che da losanga tronca diventa esagono allungato in cui deve comparire una stella (simbolo della Repubblica) il numero e la provincia dell’argentiere. Per esempio <* 79 PA> indica che l’oggetto è stato fabbricato dopo la legge del 1968 ed il decreto attuativo del 1970. Questa punzonatura è quella tuttora vigente. Con legge 22 maggio 1999 è stato introdotto un nuovo punzone per i casi in cui l’argento sia esterno ed a copertura di altro materiale. Immaginiamo un coltello d’argento. Di solito la lama e l’interno del manico sono di acciaio. Quindi l’argento è limitato ad una lamina esterna al manico. L’interno può anche essere riempito di resina o altro materiale. In questo caso il nuovo punzone, una lettera R racchiusa in un quadrato, ci indica che il manico è “riempito” di altro materiale non prezioso. Vicino alla R deve essere indicata la quantità d’argento minima e massima seguita da una g (grammi). Quindi  R  3-5 g sta ad indicare che l’oggetto “riempito” ha da 3 a 5 grammi d’argento. Nulla vieta di aggiungere loghi o simboli dell’argentiere.

Precauzioni ed effetti sulla salute

Sebbene l’argento abbia, in esperimenti in vitro, mostrato un effetto germicida e battericida, gli effetti dell’argento sulla salute umana possono essere molto deleteri.

I composti dell’argento possono essere assorbiti nel sistema circolatorio e depositarsi in diversi tessuti dell’organismo portando all’argiria. Questa malattia si manifesta, inizialmente, con la comparsa sulla pelle di una colorazione grigio-nera permanente dovuta alla formazione superficiale di Ag e di Ag2S; successivamente insorgono bronchiti croniche, danni renali e sclerosi delle arterie. Per ingestione orale, l’intossicazione è rapida e provoca in progressione: vomito, dolori addominali, gastroenterite, collasso e morte. Per esempio, il AgNO3 ha un effetto letale, in un individuo adulto, qualora venga ingerito alla dose di circa 10 g. Lo ione argento interagisce anche con gli acidi nucleici (DNARNA) instaurando legami soprattutto a livello delle basi azotate.

Anche quando l’argento è inalato può provocare seri problemi al corpo umano.

L’argento non ha alcun ruolo negli equilibri biologici degli esseri umani.

Zaffiro

Lo zaffiro (pronuncia: zaffìro o zàffiro è una varietà di corindone, che chimicamente è ossido di alluminio (Al2O3fortemente allocromatico. Presenta durezza 9 sulla Scala di Mohs.

Il termine zaffiro (privo di altri aggettivi) identifica la varietà blu-azzurra del corindone, ma la stessa denominazione viene frequentemente utilizzata, unitamente a un aggettivo, per identificare qualunque sua colorazione diversa da quella blu (ad esempio la varietà rubino). Gli zaffiri possono possedere infatti i colori più diversi, dal rosa all’arancio, al porpora, al verde, al giallo fino al bianco incolore.

Una volta i corindoni colorati prendevano il nome di altre pietre, seguito dal suffisso “orientale” (ad esempio i termini ametista orientale e smeraldo orientale sono oggi identificati con i nomi di zaffiro viola e zaffiro verde).
Altre varietà sono quella arancione, chiamata padparadscha, la più preziosa varietà di corindone, l’armofane di colore grigio opaco e lo zaffiro incolore conosciuto come leucozaffiro.

Il colore blu-azzurro tipico della gemma deriva da inclusioni di ematite e rutilo. Nel caso in cui le inclusioni si orientassero in modi particolari, si può presentare il fenomeno dell’asterismo (come da foto).

Si può trovare in natura in rocce metamorfiche derivanti da rifusione di un micascisto, di una quarzite o di un calcare, in magmi poveri di silice e nei loro rispettivi depositi alluvionali. Questi ultimi sono i principali giacimenti oggi sfruttati. Si ricorda a proposito i giacimenti australiani, dello Sri Lanka, della Birmania e della Thailandia. In Italia si trovano piccoli cristalli di zaffiro nella calcite del Terminillo.

Lo zaffiro può essere prodotto sinteticamente con 5 tipi di sintesi. Per distinguere lo zaffiro naturale da quello sintetico, si effettua un esame al microscopio delle inclusioni interne e ad analisi spettrometriche e spettrofotometriche.

Il taglio più diffuso per tale gemma è quello sfaccettato ovale o tondo, ma non sono escluse altre tipologie, come quella a cuore o a baguette, oppure – senza sfaccettatura – a cabochon. Tra le gemme di dimensione eccezionale più celebri, va citato lo “Star of India“, di 563 carati, conservato presso il Museo di Storia Naturale di New York.

Vacheron Constantin

La Vacheron Constantin fu fondata il 17 settembre 1755 nel quartiere ginevrino di Saint-Gervais dall’orologiaio Jean-Marc VacheronInizialmente il laboratorio orologiaio era composto da Jean-Marc e da un suo apprendista. Risale all’anno della fondazione l’unico orologio della manifattura a recare la firma del fondatore. Nel 1785 subentrò alla guida dell’attività il figlio del fondatore, Abraham Vacheron. Durante gli anni della sua amministrazione l’attività, poi passata al figlio Jacques Barthélémi, ampliò la propria produzione. Risale al 1790 la prima complicazione realizzata dalla manifattura. Jacques Barthélémi Vacheron, nipote del fondatore, subentrò al padre nel 1810: da allora inizia la produzione di esemplari più complicati, tra i quali si ricordano gli orologi in grado di produrre melodie differenziate.

Esponendo in vari Paesi, riuscì ad affascinare clienti del calibro di Carlo Alberto di Carignano. Nel 1819 entrò a far parte della società François Constantin, che si occupò degli aspetti commerciali. È sua la paternità del motto della manifattura, che da questo momento assume il nome Vacheron&Constantin. Nonostante l’esportazione di orologi in direzione degli USA fosse già cominciata nel 1811, solo nel 1832 apre il suo ufficio newyorchese il primo agente di commercio con sede americana, John Magnin. Tre anni dopo l’attività si estende anche in America del Sud. Nel 1875 l’azienda si trasferì nei nuovi locali in Rue des Moulins, dove ancora oggi è situata la sede; l’azienda occupa attualmente circa 400 dipendenti. Nel 1880 compare per la prima volta il logo a forma di croce di Malta. Rispettivamente nel 1884 e nel 1889 vengono realizzati il primo orologio da tasca a double face e il primo orologio da polso da donna. Nel 1906 apre la prima boutique. Nel 1921 venne creato un orologio da polso per il mercato americano, oggi riproposto col modello American 1921 e noto per il suo quadrante con numeri disposti in modo alternativo, ruotati di circa una posizione in senso orario.

La manifattura si è sovente dedicata alla produzione di orologi ultrapiatti. Nel 1955 viene creato un movimento a carica manuale dello spessore di soli 1,64 millimetri. Nel 1968 il risultato venne replicato con un movimento a carica automatica, dell’eccezionale spessore di 2,45 millimetri. Nel 1992 viene realizzato un movimento a ripetizione di minuti (identificato col nome di Calibro 1755) dallo spessore di soli 3,28 millimetri. Nel 1996 debutta invece la linea sportiva Overseas.

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